Un albero di mandorlo ha un'aspettativa di vita che può andare oltre i cento anni. Ma in una zona di produzione intensa di mandorle come quella del centro Sicilia, i contadini tendono a rinnovare il mandorleto a circa ottant'anni: ecco perché non è facile trovare alberi di mandorlo centenari vivi e vegeti.
Il vegliardo da noi ritrovato si eleva maestoso e solitario in cima a una bassa ma panoramica collina in territorio di Piazza Armerina, precisamente nella cosiddetta "Costa e minnuli" (Costa delle mandorle), nei pressi del torrente Braemi e del mulino Salemi - Scorciavecchja (coordinate: 37°21'56.0"N 14°15'34.6"E). L'esemplare, pur essendo in stato di lungo abbandono, è ancora in produzione ed emerge con tre fusti di cui uno più maestoso, in quanto alto circa otto metri. La varietà è ovviamente sconosciuta, molto antica e, a quanto pare, resiliente; assomiglia molto alla "vinciattutti", ma è meno legnosa, più rotondeggiante e più piccola. Del resto, c'è da considerare che in una zona prossima alla Costa delle mandorle è stata ritrovata e selezionata proprio la varietà "vinciattutti": non sarà un caso. Sarebbe, comunque, interessante conoscere la storia del patrimonio genetico della varietà di eccellenza tutta barrese.
Finché è in vita bisogna godere della presenza del nostro vegliardo; nostro perché appartiene a tutti e deve essere protetto, valorizzato, visitato come un vero e proprio monumento di rilevanza internazionale. Inoltre, si potrebbe fondare un germoplasma del mandorlo sul modello del germoplasma dell'olivo che si trova nella villa Zagaria a Pergusa, in cui inserire questa e molte altre varietà antiche, delle quali ancora si riesce a ricordarne anche il nome. La globalizzazione e l'omologazione stanno avanzando anche in questo campo: i nuovi agricoltori rispondono a esigenze di mercato e standardizzano la produzione scegliendo varietà commerciali come la tuono e la ferragnes. Invece la biodiversità in natura è un principio cardine e per in nostri antenati era anche sinonimo di sostenibilità: se falliva il raccolto di una varietà, la produzione era salva grazie alle altre che in una determinata annata erano riuscite a sopravvivere alle intemperie, alle malattie e agli attacchi di insetti nocivi. Mio nonno Filippo Collerone, ad esempio, coltivava diverse varietà di mandorle (vinciattutti, pizzuta, cuddiruna, cupajna, cavalèra, canicattinisa ecc...) in appezzamenti di terra ricandenti in contrade varie: per lui, in pratica, era come giocare a roulette puntando sia sul rosso sia sul nero. Era questo il motivo per cui lui e la sua famiglia sono riusciti a prosperare. In tal senso, occorre educare i consumatori a non pretendere drupe perfettamente uguali in dimensioni e forme. Educhiamo alla diversità in tutti gli aspetti di pertinenza della natura: sia tra gli animali sia tra gli uomini sia tra le piante.
Per raggiungere questo orizzonte, dunque, il vegliardo di Piazza Armerina sarà segnalato al Comune e all'ufficio
competente della Regione di appartenenza, in attesa che il Ministero
dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) raccolga gli elenchi regionali e lo inserisca nell'Elenco Nazionale degli Alberi
Monumentali. Ovviamente anche il fortunato proprietario della terra in cui sorge il mandorlo monumentale, ne sarà felice come tutti noi: le guide turistiche lo potrebbero menzionare e far veder (anche semplicemente dagli autobus) mentre si recano lungo la strada provinciale n. 15 alla Villa Romana del Casale.
Autore:
Filippo Salvaggio
RINGRAZIAMENTI:
AlLa presente segnalazione è stata possibile anche grazie al contribuito di Giovanni (Gianni) Faraci, che ringraziamo per la disponibilità, e alla dolce compagnia dei miei figli Arturo e Aurelio che, come si può notare, hanno posato accanto all'albero venerando, per dare un riferimento di misura. Dedico questo lavoro a mio nonno Filippo Collerone.



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